Il leone, la strega e l’armadio

25/03/2010

Una storia per bambini? Pessimo errore di valutazione. Nelle pagine che compongono questo volume, parte dell’intera serie de Le Cronache di Narnia, le parole di C. S. Lewis raccontano avvenimenti dalle diverse interpretazioni, dando così corpo ad un romanzo con diversi livelli di lettura.

Molto interessante è infatti la ricerca di concetti teologici all’interno dei sette volumi, decisamente evidenti in alcuni passaggi di questo libro, che mostrano le abilità di questo scrittore in particolare nella creazione di allegorie.

Personalmente ho provato un’unica piccola punta di delusione legata alle mie aspettative relative a questo romanzo: non pensavo di leggere un romanzo fantasy con uno stile totalmente diverso da quello cui siamo ormai abituati. Un linguaggio che ricorda più i classici, forse dovuto agli studi e agli interessi dello scrittore, anziché opere quali Il Signore degli Anelli.

Tratto da questo romanzo è il lungometraggio diretto da Andrew Adamson sfortunatamente. Un giudizio troppo drastico? Possibile, ma di certo saranno concordi tutti coloro che ho visto addormentarsi nella sala del cinema.
Plausibilmente il genere sbagliato per questo regista, decisamente molto più apprezzato per la partecipazione alla regia del divertente Shrek, che fortunatamente non ha intaccato sensibilmente il successo del film.

Ciliegina sulla torta: un’ottima Tilda Swinton completamente sprecata e un maestoso Aslan che parlando ricorda il padrino.

Il leone, la strega e l’armadio, libro o film? Libro, ma di poco.

La storia infinita

24/03/2010

Il primo vero romanzo fantasy che abbia mai letto. Un libro che racconta più di una storia, poiché al suo interno si nascondono altri libri: un racconto che narra altri racconti.

Michael Ende è senza dubbio uno degli scrittori di maggior inventiva di cui abbia mai letto un’opera e, il suo romanzo è davvero capace di far perdere i lettori nel personaggio di Bastiano Baldassarre Bucci ribattezzato, come personalmente preferisco, Bastian Balthazar Bux nella versione cinematografica e permettendo di vivere le avventure raccontate direttamente in prima persona.

Il libro nella sua versione iniziale presentava piccoli dettagli che lo distinguevano dagli altri, il colore dei caratteri ad esempio: rosso per le vicende ambientate nel mondo reale e verde per quelle riguardanti il mondo di Fantàsia.

Il lungometraggio diretto da Wolfgang Petersen, per quanto apprezzabile, non può competere con il fascino del libro. Per quanto tutti abbiano desiderato almeno una volta volare trasportati da Falkor o cavalcare al fianco di Atreyu, personalmente considero il film adatto ad un pubblico di giovani, curiosi o appassionati.

Vera perla di questo romanzo è l’antagonista: il Nulla, un non luogo considerabile come un vero e proprio personaggio che si espande cancellando Fantàsia. Mork, il lupo mannaro, ne spiega così la natura: “Fantàsia muore perché la gente ha rinunciato a sperare, e dimentica i propri sogni, così Il Nulla dilaga, poiché esso è la disperazione che ci circonda. Io ho fatto in modo di aiutarlo, poiché è più facile comandare chi non crede in niente”. Un libro che insegna a non perdere la fantasia.

La storia infinita, libro o film? Libro.

Dracula

19/03/2010

Una mente geniale lo crea nel 1987 e un talento naturale lo riporta sullo schermo quasi un secolo dopo.

Il romanzo di Bram Stoker è in realtà un diario, a tratti epistolario, che lascia davvero impressionati per l’originalità. Leggendolo avrei volentieri tralasciato alcune parti, discretamente inutili ai fini del romanzo, ma in generale sono convinta che il libro sia molto affascinante in particolare perché, dopo la lunga serie di film realizzati a partire da questo romanzo, chiunque non l’abbia letto si sia creato delle immagini dei personaggi che non corrispondono affatto alla reale descrizione dello scrittore.

Francis Ford Coppola ha dimostrato di essere tra i pochi ad avere diritto di prendersi delle libertà dal romanzo poiché assolutamente in grado di non rovinarsi la reputazione, né di far arrabbiare il pubblico. Un magnifico Gary Oldman e un’adorabile Winona Ryder sono solo una piccola parte di un cast superbo di cui fa parte anche un’inaspettatamente azzeccato Anthony Hopkins nei panni del professor Abraham Van Helsing.
Un grande regista, un grande cast, un grande film.

Dracula, libro o film? Film.

Matilde

19/03/2010

Bambini adulti o adulti infantili? Roald Dahl ci dà un esempio di entrambi nel suo romanzo per ragazzi, uno dei più conosciuti e divertenti, che andrebbe letto indipendentemente dall’età.

Personalmente ho avuto a che fare con quest’opera solo un paio di anni fa, pur avendo visto il film che ne è stato tratto anni e anni prima, e l’ho trovata adorabile: un libro vecchia scuola oserei dire, con una bella trama e dei bei personaggi. Una di quelle storie che fa provare emozioni come se stessimo assistendo realmente alle ingiustizie raccontate e alla rivincita che ne segue.

Nonostante il film diretto da Danny DeVito, con una simpaticissima Mara Wilson nei panni della piccola bambina prodigio, sia piacevole, resta decisamente di livello inferiore rispetto al libro. Le differenze si possono contare sulle dita di una mano e riguardano principalmente la traduzione dei nomi dei personaggi. Il metodo usato per raccontare fa la vera differenza: questo libro deve essere visto con l’immaginazione, così come la maggior parte dei libri per ragazzi.

Per quanto si tratti di una storia di fantasia, bisogna ammettere che le immagini della preside Trinciabue in cui obbliga il povero Pappalardo a mangiare un’intera torta al cioccolato o lancia l’indifesa Tripp prendendola per le treccine e imitando il lancio del martello, sono molto meno traumatizzanti, in particolare per un bambino, se lasciate all’immaginazione. Concludo consigliando di leggere questo romanzo a chiunque non l’abbia già fatto e di lasciarsi conquistare come solo i bambini magicamente riescono a fare.

Matilde, libro o film? Libro.

Il silenzio degli innocenti

18/03/2010

“Bene, Clarice, gli agnelli hanno smesso di gridare?”, ed ecco i brividi scendere giù per la schiena.

Thomas Harris, già autore de Il Delitto della Terza Luna successivamente trasformatosi in Red Dragon , dà vita ad un romanzo che può essere considerato una vera opera d’arte. Un buon thriller? No, questa storia va oltre tutto questo perché è probabilmente una delle prime occasioni in cui rimaniamo affascinati, oserei dire conquistati, da un personaggio di indole malvagia. Un libro che non si legge ma, perdonatemi il gioco di parole, si divora.

Una trama avvincente è sempre attuale “grazie” alla criminalità che sempre ci si para davanti agli occhi senza scadere però nel banale, decisamente appetitosa anche per chi, come la sottoscritta, non è un appassionato del genere.

Se il romanzo è già di ottima qualità, il film è davvero superbo. Jonathan Demme dimostra di far parte di quella ristretta, sfortunatamente molto ristretta, cerchia di registi in grado di fornire un’eccezione alla regola secondo cui un libro è sempre migliore del suo adattamento cinematografico.

Minime le differenze tra romanzo e film e così ininfluenti che solo un lettore davvero petulante potrebbe accorgersene, poiché la sua attenzione dovrebbe invece riversarsi completamente su di una Jodie Foster che permette di dimenticare che stiamo guardando un film e non la vera Clarice Starling, e un perfetto Anthony Hopkins che in soli sedici minuti di interpretazione non solo riesce a meritarsi il premio oscar (colgo l’occasione per ricordare che questo è uno degli unici tre film riusciti a vincere i 5 premi oscar più importanti: miglior film, regia, sceneggiatura, attrice protagonista e attore protagonista) ma ci regala un assassino gentiluomo per il quale “La scortesia è una deformità inconcepibile”, insomma, una vera delizia.

Il silenzio degli innocenti, libro o film? Film.

Curiosità: il personaggio di Jame “Buffalo Bill” Gumb è ispirato al pluriomicida Ed Gein.

Eragon

17/03/2010

Non me ne vogliano gli appassionati del Ciclo dell’Eredità ma pensando a questo romanzo e al film che ne è stato tratto, mi vengono in mente solamente due cose: una pessima copiatura e la voce di Ilaria D’Amico.

La fortuna di Christopher Paolini è stata probabilmente quella di essere nato in una famiglia in cui i genitori possono permettersi di sostenere le spese di pubblicazione di un romanzo, scritto da un figlio quindicenne amante di letteratura fantasy, e che quel romanzo sia capitato nelle mani dell’editore “giusto”. Un uomo decisamente non estraneo agli adattamenti cinematografici, tra cui possiamo ricordare il ben noto “Strip Tease” con Demi Moore (qualcuno davvero sapeva che era tratto da un romanzo?).

Tornando al ragazzo prodigio, personalmente reputo questo romanzo: “una storia carina scritta copiando male lo stile di Tolkien”. Così tanto male che, seppur mi sia stato regalato direttamente dalla libreria, non ho mai neanche sfogliato il secondo volume della saga. Uno stile troppo impegnato per un ragazzo così giovane, uno sforzo che si legge nelle singole parole, e che soffoca quel po’ di originalità nascosta tra le pagine.

Cosa dire dell’adattamento diretto da Stefen Fangmeier? Forse che bisognerebbe spiegare a quest’ultimo che non bastano un esordiente di bell’aspetto, all’anagrafe tal Edward Speleers, e qualche effetto speciale per far di un film, un bel film. Sicuramente lo preferiamo nel ruolo che più gli è congeniale, cioè proprio quello di supervisore degli effetti speciali, e speriamo che qualcuno si sia scusato con alcuni attori, in particolare Jeremy Irons e John Malkovich, per essersi disturbati a recitare in questo film.
La scelta di Ilaria D’Amico, come doppiatrice della dragonessa Saphira, continua a lasciarmi perplessa e con la convinzione che la sua voce sia adatta al personaggio, così come un paio di sandali possono esserlo per una giornata in cui nevica. In conclusione: un libro sbagliato, un film ancora più sbagliato.

Eragon, libro o film? Se proprio devo, libro.

Una Serie Di Sfortunati Eventi

12/03/2010

Tredici libri e un film. Lemony Snicket, pseudonimo dello scrittore Daniel Handler, è riuscito a scrivere una serie di libri per ragazzi molto apprezzata anche dal pubblico adulto. Il trucco? La pazzia, o forse la genialità.

Ogni libro sembra esprimere un concetto solo: è meglio non leggere il libro che si tiene tra le mani perché farlo ci potrebbe rendere molto tristi.

Forse è proprio il gioco tra lettore e autore che ci fa venire voglia di scoprire cosa ha scritto quest’ultimo e ci spinge così pagina dopo pagina, libro dopo libro, fino a quando la serenità di chi legge viene sconvolta da “capitoli che non sono capitoli” o da pagine che per metà devono essere lette con l’ausilio di uno specchio.
Un’esperienza davvero insolita e organizzata fin nei minimi dettagli tra cui la scelta di titoli costituiti da parole con la stessa iniziale come “Un Infausto Inizio” per lasciare all’ultimo “La Fine”.
Un’ultima curiosità su questa serie di romanzi è la ricorrenza del numero 13: numero sfortunato per gli anglosassoni. Tredici libri, ognuno costituito da 13 capitoli tranne l’ultimo, messo in vendita in Inghilterra venerdì 13 ottobre 2006.

Il film diretto da Brad Silberling riassume i primi tre volumi della serie “sfortunata” e grazie alla presenza di attori del calibro di Meryl Streep e Jim Carrey ebbe anche un discreto successo al botteghino.
Si tratta comunque di un buon adattamento: tagli e modifiche sono state apportate senza causare alcun malessere a coloro rimasti affascinati dalla versione cartacea, e mantenendo la storia comprensibile per chiunque conoscesse solamente il lungometraggio.

Personalmente trovo che quest’ultimo risulti un po’ noioso, al contrario di quanto si possa dire per i libri ma forse questa impressione è accentuata dal discreto numero di persone che ho visto addormentarsi davanti allo schermo, del tutto indifferenti alla presenza del perfido conte Olaf.

Una serie di sfortunati eventi, libro o film? Libro.

Ben Hur

12/03/2010

E potrei fermarmi qui. Un romanzo poco conosciuto, un film indimenticabile.

Non so quanti di voi siano a conoscenza del fatto che uno dei capolavori immortali della storia del cinema è tratto da un romanzo, il cui titolo originale è tutto un programma: “Ben Hur, a Tale of Christ”. Un po’ fuorviante non trovate? Perché tutto ci viene mostrato, meno che una storia di Cristo eccezion fatta per le sue apparizioni, nelle quali non viene mai mostrato il suo volto, utili allo sviluppo e alla risoluzione della vicenda narrata. La motivazione che sta dietro la scelta del titolo pare essere legata al fatto che tutto si svolge nei tempi e negli spazi in cui ebbe luogo la storia di Gesù Cristo.

Una fedeltà assoluta quella mostrata dal film di William Wyler nei confronti dell’opera di Lew Wallace, che permette una libera scelta della forma d’arte che più si preferisce. Ricordiamo però che si tratta sempre di uno degli unici tre film, che in 82 anni di cerimonie sono stati premiati con 11 oscar, in particolare si tratta del primo film mai riuscito in una simile impresa. Emblema di questo film è la scena nota come la corsa delle bighe, annoverata tra le più spettacolari scene d’azione mai girate.

Ben Hur, libro o film? Film.

Amabili Resti

10/03/2010

Un libro presentato dal film. Lo definirei in questo modo poiché dubito che in molti avrebbero letto questo libro se non fosse stato per l’abbondante pubblicità del “nuovo film di Peter Jackson”. La delusione si cela probabilmente in questo nome: Peter Jackson, l’uomo capace di ricevere due nomination e un oscar per uno dei più famosi adattamenti letterari mai realizzati.

Se si possono apprezzare le scelte di molti attori, tra i quali uno stupendo Stanley Tucci e un’azzeccatissima Susan Sarandon,  si rimane parecchio delusi da alcuni cambiamenti introdotti nella sceneggiatura senza alcuna motivazione apparente. Immagino che tutti coloro che abbiano letto il libro abbiano provato un acceso dissenso vedendo il mancato bacio tra Susie e Ray nel corridoio della scuola, una scena così ben costruita e immaginata grazie alle innumerevoli ripetizioni offerteci da Susie per mano di Alice Sebold, autrice del romanzo, da lasciarci davvero con l’amaro in bocca.

Altro sintomo di schizofrenia è probabilmente mostrato da Lindsey, sorella di Susie, la quale in maniera del tutto opposta a quanto raccontato nel romanzo, sembra decidere di voler perdonare la madre di aver abbandonato la famiglia ed essere fuggita in California dopo l’assassinio di Susie. Anche la scelta di sostituire la prima volta di Susie con il suo primo bacio dubito abbia trovato molti consensi ma forse in questo caso si è voluto solo rendere il film adatto ad un pubblico più giovane, tentativo mal riuscito vista l’intolleranza della censura che si è abbattuta sul film.

Vorrei concludere consigliando a tutti la lettura del libro, che sottolineo non è da considerarsi un thriller, dopo la visione del film così da potersi godere entrambi.

Amabili Resti, libro o film? Libro.