Il diavolo veste Prada

Come trasformare un ironico, a tratti cinico, in una classica commedia americana.

La scrittrice Lauren Weisberger offre uno spaccato, ammaliante ed inquietante allo stesso tempo, del mondo dell’editoria nel settore moda, dimostrando quanto facile sia rimanere abbagliati dal suo scintillio dimenticando i rapporti umani.

Un romanzo piacevole da leggere, appartenente al sottogenere chick lit, quindi pensato per un pubblico costituito da donne giovani, single e in carriera. Un libro che si può leggere nella pausa pranzo, in pullman e perché no, anche durante il bagno, poiché strutturato così da rendere facile la ripresa della lettura anche a metà di un capitolo. Un racconto divertente e appassionante quanto basta per convincermi a consigliarlo.

Il lungometraggio diretto da David Frankel nel 2006, trasforma questa graffiante opera nella classica storiella a lieto fine che magari, con la sua banalità, ci fa comunque piacere. Un po’ di ironia, una Meryl Streep superba e tanti bei vestiti: ecco la formula vincente di questo adattamento che, seppur poco fedele in alcuni punti, ha conquistato davvero tutti.

Il film tralascia completamente temi quali l’alcolismo dell’amica Lily, che sarà successivamente causa di un incidente stradale molto grave, o l’iniziale decisione di Andrea di non tornare subito da Parigi per raggiungere l’amica rimasta in coma dopo la disgrazia.

“Tutti vogliono essere noi” dichiara Miranda Priestly in una delle ultime scene del film: siamo sicuri che abbia ragione?

Il diavolo veste Prada, libro o film? Film.


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2 Risposte to “Il diavolo veste Prada”

  1. Angel Says:

    Anche qui non ho termini di paragone tra libro e film conoscendo solo il secondo, ma da ciò che ho visto posso dire che mi è piaciuto molto. Inizialmente ero scettica, mi sembrava la solita commedia all’americana con la ragazza sfigata che alla fine si trasforma in donna di successo, l’unico motivo che mi ha spinto a guardarlo è stata la presenza di un mostro sacro come Maryl Streep, la sua interpretazione è stata a dir poco perfetta. Il film affronta due temi “caldi” ossia la difficoltà per un neolaureato di trovare un impiego inerente ai suoi studi e la totale dipendenza dall’apparire della società contemporanea. Chi di noi non si è sentito/a una “Andrea” almeno una volta nella vita…

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